informazioni@unicusano.it

800 98 73 73

Cosa fare il pomeriggio prima dell’esame?

Cosa fare il pomeriggio prima dell’esame? Sei ti stai ponendo questa domanda in cerca di consigli, sei arrivato nel posto giusto. Di norma la cosa migliore da fare è rilassarsi. Decidere di immolarsi in una full immersion di ripasso è controproducente. La tua mente è stata già messa a dura prova e ha bisogno di un momento di pausa per rigenerarsi e dare il meglio di sé.

Nel caso in cui sei tormentato da un unico pensiero fisso “non ricordo nulla”, il nostro consiglio ti farà storcere il naso. Come potresti rilassarsi, infatti, quando ti assale l’ansia? Allora, la prima cosa da fare è bloccare la tensione sul nascere. Scopri come proseguendo la lettura della nostra guida.

Tieni a bada l’ansia prima dell’esame con la respirazione

Cosa fare il pomeriggio prima dell’esame? Prova a lavorare sull’ansia per evitare che ti induca a prendere in mano libri e appunti e a ripassare tutto come un disperato.

L’ansia è una reazione normale. Non devi sospettare di essere impreparato solo perché sei colto da qualche paura. L’agitazione non è necessariamente un campanello d’allarme che ti avvisa di una scarsa preparazione. L’ansia cioè non è direttamente proporzionale alla tua padronanza della materia. Puoi aver studiato tutto benissimo ed essere ugualmente ansioso.

Se ti trovi in questa situazione, il pomeriggio prima dell’esame fai qualche esercizio di respirazione per rilassarti. Non devi necessariamente meditare, soprattutto se non lo hai mai fatto prima.

Siediti con i piedi ben piantati a terra e la schiena dritta. Una volta trovata la posizione corretta, comincia a inspirare ed espirare, concentrandoti solo sull’azione meccanica della respirazione. Ripeti più volte e vedrai che ti sentirai più calmo.

Cosa fare il pomeriggio prima dell’esame? Prova il rilassamento muscolare

L’esercizio fisico contribuisce ad allentare la tensione. L’attività sportiva, infatti, aiuta a ridurre gli stati ansiosi e favorisce la produzione di endorfine, responsabili delle sensazioni di piacere e benessere.

Questo significa che il pomeriggio prima di un esame puoi dedicarti a un po’ di attività fisica per ritrovare la giusta serenità.

Non c’è bisogno di andare in palestra o in piscina. Puoi fare tutto a casa. Scegli una stanza tranquilla in cui nessuno venga a disturbarti. Usa luci soffuse e accertati che l’ambiente prescelto abbia la giusta temperatura. Non deve fare né troppo freddo né troppo caldo. Dopodiché indossa abiti comodi e stenditi su un tappetino con le gambe leggermente divaricate e i piedi rilassati.

Qui di seguito, ti proponiamo gli esercizi per il rilassamento muscolare progressivo:

  • PIEDI: stendi le dita dei piedi per 2 secondi oppure 6 secondi se sei allenato/a. Ripeti per circa 15 secondi.
  • GAMBE: contrai i muscoli mantenendo la tensione per 2 secondi. Se sei già allenato/a, puoi arrivare a 6 secondi. Devi contrarre e rilassare per circa 15 secondi.
  • GLUTEI: contrai i glutei per 2 secondi (6 secondi in caso di allenamento pregresso). Devi contrarre e rilassare per circa 15 secondi.
  • ADDOMINALI: contrai per 2 secondi ritraendo il ventre (6 secondi in caso di allenamento pregresso). Devi contrarre e rilassare per circa 15 secondi.
  • BRACCIA: stringi il pugno e piega l’avambraccio sul braccio, mantenendo la tensione per 2 secondi (6 secondi in caso di allenamento pregresso) e cercando di raggiungere la spalla con il polso. Ripeti per 15 secondi. Dopodiché stendi il braccio e rilassa.
  • SPALLE E DORSO: Stendi il più possibile le braccia lungo i fianchi e contemporaneamente spingi le spalle in basso e in avanti. Mantieni la tensione per 2 secondi (6 secondi in caso di allenamento pregresso). Esegui e rilassa per 15 secondi.
  • NUCA: incastra la testa nelle spalle e contrai per 2 secondi (6 secondi in caso di allenamento pregresso). Contrai e rilassa per 15 secondi.
  • VOLTO: arriccia la fronte, chiudi le palpebre e stringi le labbra per 2 secondi (6 secondi in caso di allenamento pregresso). Arriccia e rilassa per 15 secondi.

Dopo aver concluso tutti gli esercizi, rimani sdraiato/a per qualche secondo e goditi la sensazione di rilassatezza. In realtà, dovresti fare questi esercizi in maniera regolare per ottenerne dei benefici. Ti consigliamo cioè di farli durante tutta la fase di studio, in modo particolare se si tratta del primo o dell’ultimo esame. Se ti abitui a dedicare un po’ di tempo a questo tipo di esercizio, ne sentirai subito gli effetti positivi.

Prima dell’esame: confrontati con qualcuno

Nella nostra guida su cosa fare il pomeriggio prima dell’esame ti abbiamo ripetuto più volte di non ripassare. Questo suggerimento, però, non significa che devi bandire l’esame dalla tua mente.

È normale, infatti, che la prova da sostenere rappresenti per te una sorta di chiodo fisso, soprattutto quando mancano poche ore. Ti farebbe molto bene parlare di come ti senti a riguardo con un amico, la fidanzata/o, un parente o un collega. Se hai bisogno di sfogarti, fallo pure senza problemi. In questo modo scarichi un po’ di tensione e ne approfitti per bere un caffè e uscire di casa. Aggiungere anche l’uscita ti permetterà di distrarti e di recuperare un po’ di serenità.

Sera prima dell’esame: a letto presto e cena leggera

Farsi una bella dormita rigenerante è la cosa migliore prima di affrontare un esame. Sarebbe bene, però, che non prendessi nulla per favorire il sonno. Bevi al massimo una camomilla o una tisana rilassante a base di valeriana, tiglio o passiflora. Attenzione anche alla cena. Se ti concedi un pasto ricco di carboidrati o di zuccheri, avrai un riposo di scarsa qualità.

È meglio una cena leggera con piatti molto digeribili. Verdure e legumi sono in assoluto i più consigliati. Non dovresti neppure fare attività fisica troppo a ridosso delle ore serali perché provochi un addormentamento più difficile. Lo sport, infatti, provoca un aumento del tasso di adrenalina che non si disperde in tempi brevi. Qual è la conseguenza? Faticherai ad addormentarti.

Per aumentare ancora di più la rilassatezza puoi provare a fare un bel bagno caldo e poi metterti a letto.

Metti in conto di non superare l’esame

L’ultimo consiglio della nostra guida su cosa fare il giorno prima dell’esame potrebbe non piacerti per niente. Ti suggeriamo, infatti, di mettere in conto una bocciatura. Perché mai? Devi prepararti a un eventuale fallimento per affrontarlo nella maniera giusta. Essere bocciati una volta a un esame non è la fine del mondo. Si tratta solo di uno stop momentaneo, che non preclude il successo della tua carriera universitaria. Dovresti ripeterti questa verità come un mantra, così da non reagire con disperazione in caso di bocciatura.

Forse, può essere utile focalizzare meglio i motivi per cui una bocciatura ti appare così catastrofica. Non è la bocciatura in sé a essere un problema insormontabile, ma tutta la serie di effetti che produce:

  • studiare l’esame di nuovo
  • fare una figuraccia con professore e assistente
  • dover comunicare la notizia a familiari e compagno/a

Sono queste le tre cose che ti fanno percepire la bocciatura come un evento drammatico e rischiano di farti bloccare. 

Se ci pensi con lucidità, ristudiare l’esame significa partire avvantaggiato perché molte delle nozioni le hai già assimilate. La figuraccia con il professore è solo una tua sensazione personale. Il professore esamina tanti studenti in una sessione e non può ricordarsi di tutti. Tra l’altro, il suo giudizio è limitato alla prova e giungerà semplicemente alla conclusione che quando ripeterai l’esame sarai più preparato. Di solito, familiari e compagni tendono a essere di sostegno e non il contrario. Basta semplicemente comunicare l’eventuale insuccesso con sincerità.

Credits immagine: Racorn/DepositPhoto.com

Commenti disabilitati su Cosa fare il pomeriggio prima dell’esame? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Cos’è e cosa studia l’economia dello sviluppo

Sei interessato all’economia dello sviluppo? Se sei iscritto all’Aquila all’università e devi sostenere questo esame, sei finito nel blog giusto. Ti proponiamo un piccolo approfondimento che ti aiuterà ad avere un primo approccio più consapevole con la materia. Allora prendi carta e penna e continua la lettura.

Economia dello sviluppo: cosa studia?

L’economia dello sviluppo è una branca piuttosto recente. È nata, infatti, nell’immediato dopo guerra e, nel corso del tempo, ha avuto come oggetto di studio privilegiato le economie dei paesi sottosviluppati. Ma facciamo un passo indietro per definire con esattezza questa disciplina, il cui obiettivo è l’analisi dei cambiamenti economici che avvengono nei singoli paesi. Per sviluppo economico si intende l’aumento della produzione e del reddito. Questo significa che gli economisti hanno preso in considerazione PNL – prodotto nazionale lordo e PIL – prodotto interno lordo per poter stabilire e valutare il grado di sviluppo di una nazione.

Studiare la crescita economica di un paese ha significato anche comprendere le motivazioni delle differenze tra i popoli e le ragioni degli squilibri esistenti tra le economie industrializzate e le economie in via di sviluppo o sottosviluppate.

Ovviamente, negli anni sono state elaborate numerose teorie sia sulle modalità di sviluppo economico sia sulle cause delle differenze tra i paesi. Qui di seguito te ne indichiamo alcune:

  • teoria degli stadi di Rostow
  • teorie dello sviluppo di W.A. Lewis
  • modello di Harrod e Domar
  • modello di crescita di R. Solow e teoria neoclassica
  • Schumpeter e le teorie della crescita endogena

Le teorie di economia dello sviluppo

Dopo aver chiarito cos’è l’economia dello sviluppo passiamo ad analizzare una delle principali teorie o meglio la prima tra le teorie più accreditate, vale a dire quella dell’accademico americano Walt Whitman Rostow.

Secondo l’economista, tutti i paesi passano attraverso cinque differenti stadi. Questo significa che si può definire il livello di sviluppo di un paese in base alla fase in cui si trova.

Le fasi sono le seguenti:

  • società tradizionale (mancanza di leggi economiche, prevalenza del baratto, assenza di commercio e produzione industriale)
  • fase di incubazione
  • decollo con la conseguente trasformazione dell’economia da tradizionale a moderna. In questa fase, per esempio, avviene il passaggio dei lavoratori dall’agricoltura all’industria manifatturiera
  • evoluzione verso la maturità
  • età del consumo e della produzione di massa

Questa teoria, basata su un’idea di sviluppo molto lineare, è stata oggetto di diverse critiche. Secondo alcuni studiosi, infatti, si tratta di un modello adatto soprattutto ai paesi di grandi dimensioni che risente, tra l’altro, della modalità di sviluppo prevalente nel mondo occidentale. Se sei iscritto alla facoltà di economia e devi sostenere questo esame, studierai questa e le altre teorie che si sono succedute negli anni grazie anche a fenomeni come la fine del colonialismo e la globalizzazione.

Le teorie della crescita endogena

Gli anni ’80 e ’90 sono stati molto importanti per la nascita di nuove teorie. La crisi del debito, infatti, mise in luce due realtà: la crescita era in fase di rallentamento e il sistema degli aiuti ai paesi poveri non stava dando i risultati sperati.

Gli specialisti in economia dello sviluppo formularono così nuove teorie come quella della crescita endogena. Si tratta di un passaggio che dovrai sicuramente studiare, perché è così fondamentale da essere presente in tutti i programmi d’esame.

Ma in cosa consiste esattamente il modello di crescita endogena? Secondo questa teoria le differenze nei livelli di sviluppo economico tra i paesi non dipendono solo dal capitale fisico, ma anche da quello umano e sociale. L’approccio alla questione è cioè più ampio in quanto, oltre agli strumenti classici di misurazione economica, prevede l’inclusione di fattori come l’istruzione o l’aumento della popolazione.

Ovviamente, il filone della crescita endogena ha tante teorie al suo interno. Quella di Barro, per esempio, sostiene che la spesa statale in infrastrutture renda più produttivo il capitale fisico. Barro è giunto cioè alla conclusione che i paesi investitori in infrastrutture accrescono il rendimento del capitale, perché questo tipo di spesa pubblica va considerata un fattore complementare della produzione.

Un altro modello molto interessante è quello di Romer, formulato nel 1986. Si tratta del cosiddetto “learning by doing” secondo il quale la produttività del lavoro aumenta in base all’esperienza accumulata dal lavoratore. L’esperienza viene considerata una sorta di investimento cumulato nel tempo, come un capitale aggregato. Secondo Romer le imprese che operano in paesi con un modello economico di questo tipo sono più produttive. Da ciò ne deriva che le nazioni che vantano maggiore esperienza si sviluppano a un ritmo più rapido.

Economia dello sviluppo: cosa ti insegna?

L’esame di economia dello sviluppo ti permette di conoscere i principali modelli di crescita economica. Non solo, ti fornisce gli strumenti per riconoscere le variabili che operano in un processo di sviluppo economico.

Acquisirai, inoltre, uno spirito critico nei confronti dei modelli di crescita, adottati dai singoli paesi e dalle organizzazioni internazionali, di cui imparerai a individuare i punti sia di forza che di debolezza.

Credits immagine: DepositPhoto.com/Syda_Productions

Commenti disabilitati su Cos’è e cosa studia l’economia dello sviluppo Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Come studiare quando si è tristi?

Guardi il libro senza memorizzare nulla e ti chiedi come studiare quando si è tristi? Se sei in un periodo poco produttivo, non devi flagellarti con inutili sensi di colpa. Può capitare a tutti di sentirsi poco motivati, stanchi o depressi. Hai già compiuto un passo avanti nella risoluzione del problema nel momento stesso in cui hai riconosciuto di essere in difficoltà. Ora, leggi i nostri consigli e scopri come affrontare il tuo stato d’animo, soprattutto in prossimità di prove importanti come il primo o l’ultimo esame.

Studiare quando non si ha voglia: prova ad alzarti con il piede giusto

Come studiare quando si è tristi? Iniziando dal risveglio. Spesso la mancanza di motivazione si autoalimenta a causa di pensieri negativi. Secondo diverse ricerche scientifiche, infatti, anticipare gli eventi stressanti ha un impatto negativo sulle capacità cognitive. Purtroppo, però, la tristezza induce ad assumere esattamente questo atteggiamento. Prova a rifletterci un attimo: qual è la prima cosa che fai al mattino? Pensi alla giornata di studio che ti aspetta e cominci a disperarti. Ebbene, soffermarsi sulla pesantezza della giornata produce due effetti negativi, vale a dire aumenta la tua tristezza/depressione e riduce le tue capacità di concentrazione.

Per evitare questo circolo vizioso dovresti concederti sempre una bella dormita rigenerante, fare una colazione abbondante e cercare di non pensare allo studio fino a quando non devi sederti alla scrivania.

Prova a fare un semplice esercizio mentale. Non appena la tua mente va all’esame, concentrati su altro in modo da non anticipare lo stress derivante da un’attività che ti risulta più difficile del solito a causa del tuo stato di depressione. Ricordati sempre che anticipare lo stress riduce le tue facoltà mnemoniche.

Come studiare quando si è tristi? Rompi il circolo vizioso

Come abbiamo già detto tristezza alimenta tristezza. Devi spezzare questo circolo vizioso per poter diventare produttivo.

La tristezza, infatti, è una condizione che ha sempre una causa. Nel caso di uno studente universitario i motivi potrebbero essere diversi, da un esame andato male al rischio concreto di finire fuori corso fino alla convinzione di essere una delusione per i familiari o la fidanzata/o.

Per dare una svolta alle tue giornate prova a dedicarti a delle piccole attività gratificanti, capaci cioè di migliorare la tua autostima. Non devi fare niente di eclatante. Si tratta di attività della durata di pochi minuti che contribuiscono a renderti più positivo, soprattutto quando sono cose che rimandavi da tempo:

  • rimetti in ordine lo spazio dedicato allo studio
  • compra delle piantine o una nuova lampada per la scrivania
  • fai ordine tra documenti, bollette, comunicazioni e lettere da conservare
  • fai un piccolo lavoretto in casa (cambio lampadine, appendi un quadro/foto)
  • dai una sistemata all’armadio
  • fai piccole pulizie straordinarie (lava le tapparelle, dai una sistemata a balconi e verande, pulisci la lettiera del gatto e così via)
  • dedicati alla cura di te (se sei un uomo, fatti la barba o dai una sistemata ai capelli, mentre se sei una donna depilati, laccati le unghie e cose di questo tipo)

Azioni concrete, e spesso banali, hanno un positivo effetto a cascata. Dopo aver rimesso in ordine l’armadio, dove si accumulavano vestiti alla rinfusa, ti sentirai così soddisfatto da prendere in mano i libri con più lena.

Non pretendere troppo da te stesso

Affrontare un momento di tristezza significa anche concedersi il tempo necessario per capire cosa ti sta succedendo. Fai un passo alla volta e cerca di ridurre le ore da destinare allo studio.

Per superare la difficoltà è bene evitare di imporsi obiettivi superiori alle proprie forze. Fissa dei piccoli step quotidiani più raggiungibili. In questo modo lo sforzo per ottenere il risultato previsto sarà inferiore e, di conseguenza, più fattibile per te. Al contrario se ti proponi di studiare otto ore al giorno, vivrai la frustrazione di non riuscire nel tuo intento e finirai con il sentirti ancora più triste.

Sei titubante perché pensi che la modalità a piccoli passi potrebbe comportare una eccessiva dilatazione dei tempi necessari per preparare i tuoi esami? In realtà, non è così. Nello stato d’animo in cui sei, infatti, rischi di perdere molto più tempo stabilendo obiettivi che finirai con il percepire come delle montagne insormontabili.

Avvicinarsi allo studio a piccoli passi, inoltre, ti aiuta a scacciare la depressione e a ritrovare te stesso. Cosa significa? Quando ti sentirai di nuovo in forma, potrai riprendere il tuo ritmo di studio normale.

Non avere paura di rivolgerti a un professionista

Ti sei posto la domanda “come studiare quando si è tristi?”, ma il tuo problema è molto più articolato e complesso? Ci sono situazioni in cui è bene rivolgersi a un professionista. Se la tristezza deriva da un lutto, dalla fine di un rapporto d’amore o da una problematica fisica, vale a dire da eventi e situazioni non attinenti allo studio, la soluzione migliore potrebbe essere quella di chiedere un aiuto. Lavorare sulle cause dei tuoi stati d’animo, infatti, ti consente di ritrovare la concentrazione e la motivazione per studiare meglio

Credits immagine: DepositPhoto.com/Brnmanzurova

Commenti disabilitati su Come studiare quando si è tristi? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Scienze motorie è una buona facoltà? Ecco perché sceglierla

Ami lo sport e ti poni da un po’ di tempo la domanda: scienze motorie è una buona facoltà? Ci sono tanti motivi per cui potresti iscriverti, dall’articolazione dei piani di studio al tasso occupazionale dei laureati fino alla molteplicità di sbocchi lavorativi possibili.

Ovviamente, la tua passione per lo sport e l’attività fisica vengono al primo posto. Se le tue giornate prevedono sempre corsa, ginnastica, nuoto o sport di squadra, non pensarci troppo e trasforma la tua passione in un lavoro.

Perché studiare scienze motorie? Dai un’occhiata ai piani di studio

Erroneamente si crede che questa facoltà sia incentrata solo sull’attività fisica. Molti, infatti, sono scettici perché hanno la sensazione che sia un percorso di studi fin troppo semplice. In realtà, si tratta di un pregiudizio. La facoltà di scienze motorie a L’Aquila, per esempio, ti propone un piano di studi davvero articolato. La laurea triennale L-22 prevede esami come:

  • anatomia, biologia umana e biochimica
  • psicologia generale
  • pedagogia applicata alle attività motorie
  • medicina, endocrinologia/traumatologia
  • diritto privato dello sport
  • igiene e prevenzione degli impianti sportivi
  • marketing dello sport

Ovviamente, sosterrai anche esami come attività motoria adattata, giochi sportivi e attività motoria di base. Come vedi, però, la facoltà abbraccia materie come il diritto, la medicina e la pedagogia. Una volta concluso il tuo percorso avrai cioè nozioni di base su come funziona il corpo umano e saprai come gestire a livello emotivo un bambino, un adulto, un atleta o una intera squadra.

Non solo, avrai le competenze giuste per utilizzare il marketing a vantaggio della tua associazione sportiva, per gestire una lezione a scuola o in palestra, per allenare una squadra e portarla a raggiungere determinati obiettivi, per aiutare un bambino disabile a integrarsi e così via. Sarai cioè preparato a ricoprire diversi ruoli, perché gli sbocchi lavorativi della facoltà non si esauriscono certo nella figura dell’istruttore o dell’insegnante di educazione fisica.

Si tratta, tra l’altro, di una facoltà che prevede diverse attività pratiche e tirocini che ti preparano al mondo del lavoro.

Scienze motorie è una buona facoltà? Sì, dal punto di vista lavorativo

Se ti poni il quesito “scienze motorie è una buona facoltà?” pensando al lavoro, la risposta è nei tassi occupazionali dei laureati. Secondo una ricerca pubblicata nel 2016 dal consorzio AlmaLaurea, gli studenti non si fermano alla triennale. La maggior parte preferisce proseguire gli studi per approfondire le conoscenze acquisite e specializzarsi ancora di più.

Ebbene, l’87% dei laureati nel corso Scienze e tecniche dello sport LM-68 lavora stabilmente a cinque anni di distanza dal conseguimento del titolo. Si tratta, senza dubbio, di una percentuale molto incoraggiante. Tra l’altro, i laureati magistrali hanno la possibilità di diventare insegnanti negli istituti statali.

Come insegnare con la laurea in scienze motorie

Per accedere all’insegnamento devi sostenere il concorso indetto dal MIUR. In caso di superamento del concorso ottieni l’abilitazione per insegnare. In particolare, la laurea magistrale LM-68 in Scienze e tecniche dello sport ti permette di accedere alle seguenti classi di concorso:

  • A-48 Scienze motorie e sportive negli istituti di istruzione secondaria di II grado
  • A-49 Scienze motorie e sportive nella scuola secondaria di I grado

Se vuoi provare a insegnare subito, senza aspettare il concorso, ti basta inviare la tua candidatura alle province. Ti proponi cioè per le supplenze tramite la modalità della messa a disposizione MAD. In questo caso hai la possibilità di inviare la tua domanda a più province.

Gli sbocchi lavorativi possibili con la laurea in scienze motorie

Scienze motorie è una buona facoltà per trovare lavoro. Le opportunità lavorative, infatti, sono diverse. Qui sotto, trovi un piccolo elenco che ti aiuta a farti un’idea sulle professioni a cui potresti aspirare una volta concluso il tuo percorso di studi:

  • esperto di attività motoria per bambini, disabili e anziani
  • educatore per la prevenzione e la promozione della salute. Questa figura opera all’interno di comunità e associazioni e si occupa di seguire bambini e adulti affetti da problematiche come il sovrappeso o l’obesità
  • professionista dell’attività ludica e ricreativa. Questa figura è richiesta da cooperative sociali, associazioni culturali, centri sportivi e centri estivi, in cui si occupa della gestione di tutte le diverse attività sportive destinate ai ragazzi e ai bambini
  • consulente di organizzazioni, club e società sportive
  • direttore/gestore di centri benessere, palestre, associazioni e club sportivi
  • personal trainer, professione che si può svolgere come dipendente di palestre e centri sportivi o come libero professionista
  • allenatore di squadre e preparatore atletico individuale
  • istruttore sportivo in villaggi turistici
  • copywriter e giornalista sportivo
  • istruttore di discipline sportive non agonistiche
  • analista di gara
  • preparatore fisico per atleti disabili
  • osservatore sportivo e talent scout
  • commissario tecnico sportivo
  • direttore tecnico sportivo

Specializzarsi in nutrizione umana

Con la laurea triennale in scienze motorie puoi anche scegliere di specializzarti in nutrizione umana e diventare un nutrizionista. L’alimentazione, infatti, rientra nei campi di interesse di tutte le persone appassionate di sport e attività fisica.

Se vuoi allargare le tue opportunità di lavoro, valuta l’opzione dell’iscrizione alla magistrale in Scienze della nutrizione umana. Dovrai verificare ovviamente i requisiti di accesso perché esiste l’eventualità che tu debba integrare dei crediti formativi CFU. Provenendo cioè da un’altra facoltà potresti avere dei debiti da colmare.

Di solito, però, i CFU integrativi non sono tantissimi perché scienze della nutrizione umana richiede crediti nelle aree biologica, biochimica e medico clinica, giuridica e alimentare. Probabilmente, dovrai colmare i debiti riguardanti l’area alimentare. Seguire, però, questo percorso di studi ti consente di affiancare le due professionalità e di essere un preparatore atletico e un nutrizionista allo stesso tempo.

Se non vuoi intraprendere un percorso impegnativo come una magistrale, hai comunque l’opportunità di approfondire le tue conoscenze iscrivendoti a un master universitario post laurea.

Unicusano, per esempio, ha indetto il master di I livello in Nutrizione clinica a cui puoi accedere con la laurea triennale. Il piano di studi del master prevede materie come:

  • principi generali di nutrizione clinica
  • nutrigenetica
  • alimentazione preventiva e terapeutica
  • disturbi del comportamento alimentare DCA
  • elaborazione di schemi nutrizionali
  • tecniche diagnostiche e di misurazione dei parametri corporei
  • rimedi naturali di sostegno

Laura in scienze motorie? Sei un chinesiologo

A differenza dell’opinione diffusa, scienze motorie è una buona facoltà perché consente agli iscritti di avere una professionalità ben definita. Il laureato in scienze motorie è un chinesiologo, figura inserita nell’elenco delle professioni organizzate (Legge 04 del 2013). Questo significa che è possibile entrare a far parte della relativa associazione di categoria.

Non bisogna, però, confondere il chinesiologo con il kinesiologo. Quest’ultimo, infatti, opera nel settore delle terapie alternative.

Il chinesiologo, invece, è un esperto del movimento. Il termine chinesiologia, infatti, significa letteralmente studio del movimento. Non a caso, le aree di intervento sono le seguenti:

  • allenamento sportivo
  • ginnastica posturale e riequilibrio delle catene muscolari
  • ginnastica respiratoria per gli anziani e per le persone con disturbi respiratori
  • attività fisica adattata all’età evolutiva per gli adulti e gli anziani
  • attività fisica adattata alle disabilità fisiche o alle disfunzioni del sistema metabolico

Come vedi, il titolo di studio ti definisce professionalmente. Entrando poi a far parte di una categoria professionale, puoi anche richiedere le certificazioni di qualità UNI che ti consentono di assicurare la bontà dei tuoi servizi. Inserirsi nel mondo del lavoro avendo alle spalle delle certificazioni e un’associazione di categoria, è molto importante per conquistare la fiducia dei clienti.

Credits immagine: DepositPhoto.com/Fotofabrika

Commenti disabilitati su Scienze motorie è una buona facoltà? Ecco perché sceglierla Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Quali sono le differenze tra ingegneria meccanica e elettronica?

Sei indeciso sul percorso universitario e vuoi capire le differenze tra ingegneria meccanica ed elettronica? La facoltà di ingegneria presenta diverse branche e scegliere non è semplicissimo. L’ingegneria meccanica, per esempio, ha una storia molto più antica rispetto a quella elettronica. Questo non significa che sia migliore dell’altra. Parliamo, infatti, di due ambiti di studio diversi con materie di studio differenti e qualche similarità. Qui sotto, trovi una piccola guida che ti aiuterà a orientarti.

Ingegneria meccanica ed elettronica: materie di studio

Per elencare le differenze tra ingegneria meccanica ed elettronica partiamo dalle materie di studio principali.

L’ingegneria meccanica si concentra su fisica, matematica, scienza dei materiali, dinamica e termodinamica. Lo scopo ultimo della facoltà, infatti, è sfornare dei professionisti in grado di progettare e realizzare sistemi meccanici.

Per farti capire meglio di cosa si tratta, ti elenchiamo alcuni degli esami della facoltà di ingegneria de l’Aquila. Si tratta, in particolare, delle materie della laurea in ingegneria industriale (L-9) – curriculum meccanico:

  • disegno industriale
  • elettrotecnica
  • termodinamica applicata
  • impianti industriali
  • scienza e tecnologia dei materiali
  • fondamenti di fluodinamica

Ingegneria elettronica, invece, si concentra sullo studio dei componenti elettrici tra cui transistor e diodi. In questo caso l’obiettivo è formare dei professionisti in grado di progettare circuiti elettronici e non solo.

Qui sotto, trovi un piccolo esempio di piano di studi della laurea in ingegneria industriale (L-9) – curriculum elettronico:

  • elettronica
  • elettrotecnica
  • teoria dei segnali
  • campi elettromagnetici
  • sistemi elettrici per l’energia
  • scienza e tecnologia dei materiali

Come puoi vedere, non ci sono solo differenze tra i due corsi. Le due facoltà, infatti, hanno diversi esami in comune. Oltre a quelli presenti in elenco (elettrotecnica e scienza e tecnologia dei materiali), ci sono anche chimica generale, fisica generale, geometria e istituzioni di matematica.

Questo discorso è riferito ovviamente alla triennale. Per quanto riguarda la magistrale, invece, i due percorsi diventano più specialistici e le differenze aumentano sensibilmente. Entrambe le facoltà, inoltre, presentano anche delle specializzazioni particolari che accentuano il divario esistente tra le competenze di un ingegnere meccanico e quelle di un ingegnerie elettronico.

Cosa fa un laureato in ingegneria meccanica?

Le differenze tra ingegneria meccanica ed elettronica non riguardano solo gli studi. I due ingegneri, infatti, hanno mansioni diverse.

Partiamo dall’ingegnere meccanico. Il suo compito principale è progettare e installare componenti meccaniche, motori, impianti industriali e macchine. Il lavoro di progettazione avviene tramite software come AutoCaD. L’ingegnere meccanico si occupa cioè di macchine utensili, robot, impianti di produzione industriale, macchine a controllo numerico, impianti di refrigerazione e condizionamento, impiantistica di cantiere e così via. I suoi settori di impiego, infatti, sono i seguenti:

  • aziende metalmeccaniche
  • industria automobilistica
  • settore delle costruzioni
  • industria siderurgica

Cosa fa un laureato in ingegneria elettronica?

L’ingegnere elettronico si occupa di dispositivi elettrici di qualsiasi tipo. Cosa significa? Progetta motori, alternatori, generatori, sistemi di illuminazione e impianti elettrici per edifici sia civili che industriali. Il lavoro non si limita alla progettazione. Di solito, un ingegnere elettrico si occupa anche di installazione di impianti e circuiti elettrici, di redazione di documentazione tecnica e di pianificazione delle attività di manutenzione.

I settori di impiego sono molto numerosi:

  • aziende elettrotecniche
  • IT e telecomunicazione
  • compagnie elettriche
  • imprese edili
  • industrie chimiche e petrolchimiche
  • impiantistica industriale e robotica

Meccatronica: ingegneria meccanica + ingegneria elettronica

Come abbiamo già visto con i piani di studio, non ci sono solo differenze tra ingegneria meccanica ed elettronica. Esiste anche una disciplina molto vicina a entrambe le branche ingegneristiche che si chiama meccatronica. In cosa consiste? In una fusione tra informatica, elettronica e meccanica che ha dato vita ai cosiddetti elementi meccatronici. Con quest’ultima espressione si indicano tre elementi in particolare: gli attuatori per comandare il moto, i sensori per rilevare le variabili di stato e i dispositivi di controllo. Tutti componenti impiegati in macchine utensili, robot, sistemi industriali e mezzi di trasporto per ottenere una movimentazione controllata.

Uno dei settori in cui la meccatronica ha trovato subito applicazione, per esempio, è quello automobilistico con i sistemi per il controllo elettronico della frenata ABS e quelli per il controllo elettronico dell’accelerazione TCS.

Tassi occupazionali di ingegneria meccanica ed elettronica

Se sei indeciso tra le due facoltà, non ti basta scoprire le differenze tra ingegneria meccanica ed elettronica. Potrebbe essere utile anche proiettarti nel futuro per capire quali sono le opportunità professionali.

Secondo il rapporto 2018 di AlmaLaurea, il tasso di occupazione a cinque anni dal conseguimento della laurea in ingegneria meccanica è del 96% con una retribuzione mensile netta pari a 1.832 euro. Non solo, i partecipanti allo studio hanno dichiarato di utilizzare in maniera elevata le competenze acquisite nel proprio lavoro quotidiano.

Sempre nello stesso rapporto, il tasso di occupazione a cinque anni dal conseguimento della laurea in ingegneria elettronica è del 95,9%, con uno stipendio mensile pari a 1.810 euro.

Come vedi, le differenze di retribuzione e di opportunità lavorative sono così minime che la scelta tra le due facoltà non può che basarsi sulle tue preferenze personali.

Credits immagine: DepositPhoto.com/Adriaticphoto

Commenti disabilitati su Quali sono le differenze tra ingegneria meccanica e elettronica? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Quando ripetere un esame?

Ripetere un esame è sempre la scelta giusta? Non esattamente. Ci sono diversi fattori da considerare prima di rifiutare un voto basso. Il primo elemento da valutare è il tempo. Se sei indietro con il programma, non puoi ripetere un esame a cuor leggero.

Al contrario quando si tratta dei primi esami, ripeti tranquillamente senza stare lì a pensarci due volte. Hai tutto il percorso universitario davanti a te per rimediare. Tra l’altro, i primi esami sono di rodaggio ed è più facile incappare in un piccolo fallimento. Scopri insieme a noi quando è possibile rifare un esame senza scatenare effetti collaterali negativi.

Rifiutare il voto di un esame: è possibile?

Prima di rispondere al quesito “quando conviene ripetere un esame”, va fatta chiarezza sull’esistenza o meno della possibilità di rifiutare un voto. Su questo aspetto si sono espressi sia il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) che alcuni garanti degli studenti dei singoli atenei. Secondo il CUN, per esempio, gli studenti non hanno il diritto di rifiutare l’esito favorevole di un esame. Il garante degli studenti di Bologna, invece, è di parere opposto.

Dato che la questione si è rivelata controversa, la soluzione è stata demandata al singolo ateneo. Ci sono cioè università che consentono di rifiutare il voto una volta sola e università che non pongono limiti, lasciando spesso la decisione al docente. Può capitare, infatti, che il professore stesso sia titubante dopo una prova e dopo aver controllato il libretto dello studente. Cosa significa? Il docente potrebbe invitare lo studente a riflettere sull’eventualità di ripetere l’esame quando sarà più preparato.

Per capire come funziona devi leggere il regolamento della tua università. È bene informarti su questo aspetto prima di sostenere l’esame. In questo modo saprai in anticipo quali sono le tue opzioni e la tua decisione sarà più meditata.

Salto dell’appello per rifare un esame

I regolamenti delle singole università in materia di ripetizione degli esami differiscono anche per il numero di volte in cui ti puoi presentare nella singola sessione. Ci sono atenei che ti permettono di ripetere la prova senza limitazioni e atenei che impongono il salto dell’appello. Cosa significa? Poniamo che devi sostenere l’esame nella sessione estiva e sono previsti tre appelli il 25 giugno, il 15 luglio e il 28 luglio.

L’esame sostenuto il 25 giugno non è andato bene e devi ripresentarti. Se la tua università prevede il salto dell’appello, ti tocca evitare la data del 15 luglio. Dovrai cioè saltare il secondo appello e presentarti al terzo.

Accettare o rifiutare un esame: cosa conviene fare?

Ovviamente, la decisione di rifiutare o meno un esame è soggettiva. Non possiamo dirti cosa fare, ma possiamo invitarti a riflettere su alcuni aspetti per fare la tua scelta in maniera più ponderata.

Ci sono degli elementi oggettivi, però, che fanno pendere la bilancia in favore del ripetere un esame. Se hai una media molto alta con buone probabilità di laurearti con il massimo, rifiutare un 18 è la scelta giusta.

Nel prendere una decisione di questo tipo considera sempre anche l’aspetto psicologico. Vedere la media abbassarsi potrebbe scatenare sentimenti di frustrazione e scoramento, con successiva riduzione della motivazione e della concentrazione. Risultato? Studi con meno profitto e potresti incappare in un secondo risultato non brillante all’esame successivo.

La media non è l’unico aspetto da analizzare. Ci sono altre situazioni in cui valutare l’opzione della ripetizione della prova è una scelta saggia:

  • pensi che il voto non rispecchi la tua preparazione perché ti sei lasciato prendere dall’ansia
  • hai la certezza di poter migliorare perché sei consapevole di aver fatto un tentativo. Ti sei cioè presentato sapendo di non aver studiato al meglio
  • hai bisogno di alzare la media

L’ultimo punto dell’elenco è molto importante. Se non hai mai rifiutato esami e ti ritrovi con una media insoddisfacente, valuta di ripetere un esame. Datti una possibilità di alzare la media e di laurearti con un voto più alto. Ci sono contesti lavorativi, come quello dei concorsi pubblici, in cui il voto di laurea ha il suo peso.

Quando accettare un voto basso

Se ci sono situazioni in cui è meglio rifiutare un voto basso, ci sono anche situazioni contrarie. In alcuni casi, infatti, è controproducente ripetere un esame. Quali? Te le elenchiamo qui di seguito:

  • hai già ripetuto quell’esame una o più volte e continui a ottenere risultati poco brillanti
  • la materia non ti entusiasma particolarmente e la studi con fatica. In questa situazioni riprendere in mano gli stessi appunti e gli stessi testi è molto pesante. Questo significa che la tua preparazione potrebbe essere identica, se non peggiore, al momento della ripetizione della prova
  • sei già uno studente fuori corso e hai necessità di concludere il tuo percorso senza dilatare ancora di più i tempi

Valuta l’importanza della materia

Prima di accettare o rifiutare un voto considera anche il tipo di esame sostenuto. Nel piano di studi di ogni singola facoltà ci sono materie più importanti e materie che, per semplificazione, potremmo definire meno importanti.

Poniamo che tu sia iscritto alla laurea triennale di scienze motorie e abbia preso un voto basso all’esame di informatica. Cosa ti conviene fare? Probabilmente accettare è la scelta giusta. Informatica non è una delle materie portanti del corso ed evitare di ripetere la prova è assolutamente strategico. Ti consente, infatti, di ripetere esami di materie fondamentali, in cui prendere un voto alto è importante anche in vista della possibilità di richiedere la tesi. Nel caso di scienze motorie cioè devi valutare la ripetizione di un esame quando si tratta di materie come diritto dello sport, fisiologia, attività motoria e così via.

Quando sei indeciso sull’opportunità di rifiutare o meno un esame, fai una semplice valutazione a partire dalla materia in relazione alla facoltà. Questa piccola riflessione ti consente di prendere subito la decisione giusta. Se sei iscritto a giurisprudenza, è più giusto rifiutare un brutto voto in diritto privato che un voto basso all’esame di lingua straniera.

Verifica la media del voto di laurea

Come abbiamo già visto ripetere un esame ha un senso quando si punta a un buon voto di laurea. Questo pone diversi quesiti: quale voto è da considerare troppo basso? Si può rifiutare un 23 o un 24?

Poniamo che ti stia bene un voto di laurea corrispondente a 100/102 perché non hai mai ambito al 110 e lode. Questo significa che dovrai ottenere una media ponderata degli esami pari a 26. Come sai il voto di laurea si calcola così:

  • media ponderata X 110 (voto massimo della tesi)/30 (voto massimo ottenibile per un esame)

se aspiri a 100/102 questo è il tuo calcolo

  • 26×110/30 = 95,33

Alla media di partenza, infatti, vanno aggiunti 0,33 punti per ogni lode ottenuta a un esame e i punti attribuibili alla tesi, che possono andare da un minimo di 0 a un massimo di 6/7 punti. Di solito, per esempio, per la tesi triennale si concedono massimo 6 punti. 

Questo significa che una media di 26 potrebbe portare ad almeno 101/102 come voto finale. Prima di rifiutare l’esame, quindi, verifica l’impatto sulla tua media ponderata di quel voto basso. Dopodiché fai un rapido calcolo usando la formula qui sopra (media ponderata x 110/30). Se quell’esame non va a inficiare le tue possibilità di ottenere il voto di laurea desiderato, allora puoi evitare di ripeterlo e accettare il giudizio ottenuto.

Che ne dici: abbiamo risolto il tuo dubbio sul ripetere o meno un esame?

Credits immagine: DepositPhoto.com/Lightpoet

Commenti disabilitati su Quando ripetere un esame? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Master vs laurea magistrale: quale scegliere?

Devi affrontare l’ultimo esame della triennale e ti stai ponendo il problema master vs laurea? Cominciare a pianificare in anticipo i passi da compiere alla fine degli studi è un buon metodo per non lasciarsi sopraffare dall’ansia.

Molti studenti alla fine della triennale sono indecisi sul loro futuro. La domanda ricorrente riguarda proprio la scelta tra un master e una specialistica. Cosa conviene fare? Entrambi i corsi ti consentono di approfondire la tua preparazione accademica, ma sono caratterizzati da aspetti molto differenti. Per capire quale percorso intraprendere leggi la nostra guida qui sotto.

Master o specialistica: una questione di tempo

Per scegliere con cognizione di causa compila una lista di pro e di contro. Sarà la tua personale tabella di valutazione master vs laurea.

Il primo aspetto da considerare è il tempo. Un master ha una durata variabile che va da 6 mesi a 2 anni. La specialistica, invece, dura sempre e comunque 2 anni, indipendentemente dall’ente  universitario.

Se hai necessità di lavorare subito, la tua scelta potrebbe ricadere su un master. Unicusano, per esempio, propone master a L’Aquila da 60 crediti formativi e 1500 ore per una durata complessiva corrispondente a un anno.

Master vs laurea: una questione di approccio formativo

Un altro aspetto molto importante da considerare è il tipo di formazione. La magistrale ha un’impostazione teorica, con programmi che rappresentano un approfondimento delle materie affrontate in maniera meno esaustiva nella triennale.

Il master, invece, si caratterizza per un approccio più pratico e mirato al mondo del lavoro. Di solito, infatti, i programmi sono indirizzati alla formazione di una figura professionale specifica. Non solo, il corpo docente non è costituito esclusivamente da accademici come nel caso della magistrale. Spesso, i master sono tenuti da professionisti che portano nei corsi la propria personale esperienza lavorativa. 

Se la scelta passa attraverso la valutazione dell’approccio formativo, dovresti avere le idee chiare sul tuo obiettivo. Ti interessa approfondire alcune delle materie studiate durante la triennale? Allora, iscriviti alla specialistica.

Vuoi costruirti una professionalità specifica per poterti proporre da subito per un determinato ruolo? La tua scelta deve ricadere su un master.

Master o laurea? Le opportunità lavorative

Se sei ancora indeciso sul percorso da intraprendere, puoi soffermarti un attimo a valutare le opportunità lavorative post laurea e post master.

Secondo il report 2020 di Almalaurea, i master sono più spendibili nel mondo del lavoro:

  • tasso di occupazione pari al’88,6% alla fine del master
  • tasso di occupazione pari al 71,7% alla fine della laurea magistrale

Ovviamente, esistono delle differenze in base all’area disciplinare. I dati, però, sono molto buoni anche per i master di aree in cui trovare lavoro è più difficile, come quella umanistica. Il tasso occupazionale, infatti, corrisponde all’86,4%. 

Nel report si chiarisce che la specialistica non è meno spendibile dal punto lavorativo, ma necessità semplicemente di tempi più lunghi. I laureati magistrali hanno cioè bisogno di più anni per avvicinarsi ai livelli occupazionali degli studenti in possesso di un diploma di master. Dopo cinque anni dal conseguimento del titolo, infatti, i neolaureati magistrali che trovano lavoro stabile sono l’86,6%.

In sintesi, il master riduce i tempi necessari all’individuazione di un’occupazione. La ragione è sicuramente dovuta all’approccio formativo di tipo pratico. Se il selezionatore legge nel CV che il candidato ha seguito un master inerente la figura ricercata dall’azienda, lo considera sicuramente un elemento a favore. 

Master vs laurea: una questione di facoltà

L’ultimo aspetto su cui riflettere nel compilare la tua lista master vs laurea con tutti i pro e i contro riguarda la tua facoltà.

Ci sono cioè aree di studio in cui è più indicato un percorso di approfondimento con la magistrale. Se sei iscritto, per esempio, a ingegneria, è consigliabile la specialistica.

La ragione non riguarda solo l’ambito delle conoscenze, ma anche quello lavorativo. Se vuoi intraprendere il cammino del libero professionista, infatti, devi avere la magistrale per sostenere l’esame di Stato e iscriverti agli albi professionali nella Sezione A. La laurea triennale, infatti, ti consente sì di sostenere l’esame ma dà accesso alla sezione B. Ottieni cioè il titolo di ingegnere junior e sei soggetto a una serie di limitazioni nell’esercizio della professione.

Poniamo, invece, che tu abbia seguito un corso triennale in psicologia e abbia scoperto di avere una passione per la criminologia. In questo caso puoi iscriverti a un master di I livello in criminologia ed evitare la specialistica.

Hai una laurea triennale in economia e sei indeciso, ma ti piacerebbe lavorare nel mondo dello sport? Allora, puoi iscriversi a un master per procuratore sportivo. Se invece ti piacerebbe avere l’opportunità di svolgere la libera professione come commercialista, devi proseguire gli studi e optare per la magistrale.

Come vedi la scelta dipende molto dalla tua facoltà e dalla tua idea di futuro lavorativo. Il consiglio, quindi, è di non fare una scelta avventata, ma di prenderti tutto il tempo necessario per fare chiarezza sui tuoi obiettivi a lungo termine.

Credits immagine: DepositPhoto.com/LuisMolinero

Commenti disabilitati su Master vs laurea magistrale: quale scegliere? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Primo e ultimo esame: come affrontarli?

Vuoi vivere un buon percorso universitario e cerchi informazioni sul primo e ultimo esame? Sono entrambi delle tappe molto importanti. Il primo esame è una sorta di banco di prova per rompere il ghiaccio, mentre l’ultimo esame rappresenta lo sforzo finale prima di raggiungere il traguardo.

Consigli e suggerimenti su come affrontarli sono molto preziosi per evitare che queste due prove si trasformino in scogli insormontabili. Scopri insieme a noi come fare a superarli e a terminare gli studi con successo.

Primo e ultimo esame: tieni a bada l’ansia

Primo e ultimo esame sono caratterizzati sempre da un picco di ansia, anche se scatenata da motivazioni diverse.

Nel caso del primo esame si tratta di panico da prima volta. Non hai mai affrontato prima questo tipo di prova e l’insorgere di un po’ di tensione è assolutamente normale. In occasione dell’ultimo esame, invece, il panico è quello tipico da prestazione finale. Dopo un percorso di 3/2 anni ti troverai a dover gestire stanchezza e cali di concentrazione, che potrebbero avere come conseguenza un aumento della tensione. Come fare per tenerla a bada? Non pensare all’ansia come a un nemico. Il tuo obiettivo non è combatterla con aiuti farmacologici, ma mantenerla a livelli accettabili. Se l’ansia non raggiunge picchi pericolosi, può essere un ottimo stimolo a fare meglio. Prova a rifletterci. Quando sei ansioso per un esame, ti senti anche spronato a fare di più e a dare il meglio di te per non fallire la prova. 

In caso dovessi notare un certo aumento della tensione, usa questi stratagemmi:

  • adotta una tecnica di rilassamento
  • concentrati sul respiro prima di studiare. Trova cioè una posizione comoda e inspira ed espira focalizzandoti solo sul flusso d’aria. Vedrai che ti aiuterà a rilassarti
  • pratica la meditazione
  • scaricati con lo sport (corsa, nuoto, ginnastica)
  • stabilisci una routine pre esame

L’ultimo suggerimento ha una funzione molto tranquillizzante il giorno stesso dell’esame. Per mettere in atto la tua routine cerca prima di tutto di capire cosa ti fa stare bene. Adori, per esempio, le colazioni al bar con cappuccino e brioche? Allora, fai la tua colazione in caffetteria prima di ogni esame e trasformala in una routine. Questo semplice stratagemma ti sarà utilissimo per arrivare calmo davanti al tuo professore. 

Primo esame: metti in conto il fallimento

Nel caso del primo esame, in particolare, devi imparare a mettere in conto la possibilità di non superarlo. Tutte le cose mai affrontate prima hanno una componente di novità che potrebbe risultare spiazzante.

Per non trasformare una eventuale bocciatura in un problema, impossibile da superare, prova a considerare l’ipotesi di una prova da ripetere. In fondo, errare è umano e la percentuale di errore aumenta in caso di prime volte. Non c’è niente di male nel dover ripetere un esame, basta fare tesoro degli insegnamenti ricavati dagli sbagli commessi.

In caso di esito negativo cerca cioè di capire dove hai sbagliato: il tuo metodo di studio non ha funzionato? Ti sei fatto assalire dal panico? Sei stato sveglio tutta la notte a ripetere? Ecco, le immersioni totali la sera prima di un esame non sono mai una buona idea. Meglio concludere tutto con un giorno di anticipo e passare le ultime 24 ore a rilassarsi.

Per superare il primo e l’ultimo esame studia per obiettivi

Per rendere più efficace lo studio devi stabilire una tabella di marcia. Fissa ogni giorno il numero di pagine da studiare, gli appunti da rivedere e le cose da ripetere. Organizza cioè una sorta di piano d’attacco che ti consenta di terminare tutto entro la data dell’esame. Ricordati sempre: meglio finire il programma con un giorno di anticipo. Prevedi anche dei giorni di pausa, molto utili in caso di imprevisti che non ti consentano di studiare.

Può sembrarti una cosa noiosa, ma è molto efficace anche per tenere a bada l’ansia. Se non vuoi farlo usando carta, calendario e penna, scarica un’applicazione. Qui sotto, te ne proponiamo un paio:

  • Agenda studio per Android e iOS
  • My Study Life per Android e iOS

Stabilire un piano giorno per giorno ti consente di adottare una strategia di studio per obiettivi. Al termine della singola giornata, infatti, devi sempre verificare se sei riuscito a fare tutte le cose in calendario.

Questo metodo ti aiuta a essere costante, favorisce l’aumento delle sicurezza e riduce la tensione. Fissare degli obiettivi misurabili e quantificabili (il numero di pagine da studiare in un giorno) ha un effetto molto positivo sul tuo stato d’animo. Sapere che stai procedendo nella maniera giusta, infatti, ti fa essere più sereno. E la serenità è fondamentale per dare il meglio di te nello studio. 

Aiuta la memoria

Se il primo e ultimo esame sono pieni di dati e di informazioni da memorizzare, affidati a una tecnica che aiuta la memoria. Le mappe mentali, per esempio, sono molto efficaci da questo punto di vista. Ti basta costruirle a partire da un nucleo centrale (argomento principale) da cui si diramano tutte le sottocategorie per parole chiave. In questo modo sviluppi tutto un concetto e lo memorizzi in maniera molto più rapida. Ci sono anche degli strumenti tecnologici che ti vengono in aiuto. Esistono cioè dei software per la costruzione delle mappe mentali:

  • iMindMap, software a pagamento per Windows e Mac. È disponibile anche con la prova gratuita per 7 giorni
  • MindMeister software per Windows e Mac completamente web-based. Potrai cioè avere le tue mappe sempre aggiornate nel cloud
  • Coogle, software disponibile sia nella versione a pagamento che in quella gratuita

Per aiutare la memoria puoi anche utilizzare la tecnica del ripasso. Qui sotto, qualche suggerimento per applicarla:

  • ogni 20 minuti di studio fai un elenco con i punti che desideri fissare bene
  • al termine dalla giornata di studio ripassa i punti segnati in elenco
  • dopo tre giorni, riprendi i punti e ripassali un’altra volta

Questa tecnica ti aiuterà a ricordare meglio i concetti chiave che hai selezionato, aiutando la tua memoria a lungo termine.

Liberati dai pensieri negativi

Spesso il primo e ultimo esame sono accompagnati da pensieri di questo tipo: il programma è troppo lungo non ce la farò mai; il prof boccia tutti perché io dovrei superare l’esame?; non mi sento pronto, meglio rimandare; non sono abbastanza preparato; questo esame è impossibile.

Tutti questi pensieri non ti aiutano ad avere la serenità giusta per studiare. L’autostima bassa è un brutto handicap, perché fa sì che studiare bene diventi più difficile. Aprire i libri con l’idea che tutti gli sforzi saranno vani rende le ore di studio davvero poco proficue. Finirai cioè per trasformare in realtà quelli che sono solo pensieri poco positivi.

Per evitare che l’autostima bassa influenzi negativamente la tua preparazione, devi stare sempre allerta. Non appena senti che stai formulando uno dei pensieri elencati sopra, fai un semplice esercizio: trasforma la frase da negativa in positiva.

Una dichiarazione come “non supererò mai questo esame” diventa “supererò questo esame” oppure “non mi sento pronto, meglio rimandare” diventa “sarò pronto perché non voglio rimandare”.

Questo semplice esercizio, applicato con costanza, è una sorta di mantra che aiuta a non scivolare nell’autocommiserazione. Nel caso poi dell’ultimo esame, ci sono già tutti quelli superati a fare da stimolo positivo. In fondo, se hai già sostenuto con successo 15 o 20 esami, perché mai non dovresti superare l’ultimo?

Credits immagine: DepositPhoto.com/KrisCole

Commenti disabilitati su Primo e ultimo esame: come affrontarli? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Quali sono le opinioni su Unicusano?

Ti piacerebbe leggere delle recensioni Unicusano per capire cosa pensano studenti ed ex studenti dell’università? Se stai pensando di iscriverti e vuoi fugare dubbi e perplessità, le opinioni degli altri sono importanti perché raccontano con sincerità l’esperienza vissuta.

Oggi è diventato normale consultare i feedback per acquisti e prenotazioni. Ti sarà capitato di leggerli per prenotare hotel e ristoranti, scegliere un film o comprare un computer. Adotta lo stesso metodo per l’università e scopri come gli studenti valutano i corsi, i professori e la piattaforma e-learning.

Recensioni Unicusano: panoramica di corsi e titoli di studio

Come saprai, le università telematiche come Unicusano non prevedono la presenza in ateneo per seguire le lezioni. I corsi sono disponibili sulla piattaforma e-learning, accessibile 24 ore su 24, insieme a esercitazioni e materiali di studio.

Unicusano propone lauree triennali e magistrali e master di I e II livello. I corsi appartengono a diverse aree tematiche. Potrai cioè scegliere la laurea in:

  • economia
  • giurisprudenza
  • ingegneria
  • scienze politiche
  • psicologia
  • scienze dell’educazione e della formazione
  • scienze umanistiche
  • sociologia
  • scienze motorie

Uno dei tuoi dubbi riguarda la validità del titolo? Il MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) ha riconosciuto Unicusano sulla scorta del decreto legge promulgato il 17 aprile del 2003. Questo significa che la laurea ha la stessa validità legale di quelle concesse da università pubbliche e private non telematiche. Puoi cioè partecipare ai concorsi pubblici della scuola, delle forze armate, dei ministeri e delle amministrazioni locali.

Recensioni Unicusano L'Aquila

DepositPhoto.com/pressmaster

Opinioni Unicusano: la formazione a distanza funziona?

Ti piacerebbe iscriverti, ma sei assalito da qualche dubbio sulla modalità telematica. Sei abituato alle lezioni in presenza ed è normale avere qualche perplessità. Di solito, le persone che si approcciano per la prima volta alla formazione a distanza si pongono domande di questo tipo: seguire una lezione in video favorisce la concentrazione? Se non ho capito qualcosa, come faccio? La piattaforma è semplice oppure mi porterà via ore per capire come funziona?

L’analisi delle recensioni Unicusano risponde proprio a questi quesiti. Gli studenti, infatti, considerano la piattaforma di facile utilizzo e definiscono positive le video lezioni. Sottolineano soprattutto la possibilità di poterle ascoltare più volte in modo da comprendere i passaggi più complessi:

La piattaforma dove seguire le lezioni è veramente ben fatta, ho la possibilità di vedere le lezioni quando voglio e di scaricare le dispense e tutti gli altri materiali.

 

Mi sono trovata benissimo, la comodità di avere dispense, slide e video lezioni sempre a disposizione…

Recensioni Unicusano: i professori sono competenti e i tutor funzionano?

I professori delle università telematiche sono vittime di un pregiudizio. È opinione comune che siano meno competenti di quelli delle università pubbliche. Unicusano seleziona con cura il corpo docente e rende pubblici i curriculum. Hai scelto, per esempio, la facoltà di ingegneria? Clicca sul piano di studi e troverai l’elenco degli esami. Ti basta poi cliccare sulle singole materie e si apre una pagina con il docente e il link al suo curriculum. In questo modo valuti tu stesso la preparazione accademica del singolo professore. Se non ti basta, le recensioni Unicusano degli studenti fugano i dubbi:

Ottimo il personale ed i professori preparatissimi ed umani.

Apprezzato anche il servizio fornito dai tutor, che l’università ti mette a disposizione durante tutto il percorso universitario:

Nell’ultima sessione, anche grazie al mio tutor, sono riuscito a sostenere addirittura tre esami: non mi era mai accaduto nella mia precedente esperienza universitaria.

Opinioni Unicusano: si riesce a conciliare studio e lavoro?

Se lavori, starai sicuramente valutando con attenzione l’aspetto della conciliazione studio-lavoro. Pensa a tutte le ore che risparmi grazie alla modalità telematica: non vai in ateneo a seguire le lezioni e non perdi tempo a cercare assistenza grazie ai tutor.

Puoi usare qualsiasi ritaglio di tempo per accedere alla piattaforma e seguire le lezioni. Hai un buco per un appuntamento saltato? Fai la pausa pranzo in ufficio? Sei un pendolare e passi un paio di ore in treno ogni giorno? Bene, puoi ascoltare le video lezioni anche da un tablet o da uno smartphone.

Molte recensioni Unicusano, tra l’altro, sono proprio di ex studenti-lavoratori:

Nonostante lavoro, riesco a stare al passo con gli esami grazie alla modalità telematica…

 

Per me è stata l’occasione di rimettermi in gioco e proseguire la mia formazione nonostante già lavorassi a tempo pieno.

Gli sbocchi lavorativi sono reali?

Riprendere gli studi dopo tanto tempo o cominciare a studiare lavorando è una scelta che ha bisogno di convinzione. Se temi per il post universitario e la ricerca di lavoro, Unicusano ti viene incontro con i suoi corsi job oriented e con la formula “Stage & Job Opportunities”. Hai cioè l’opportunità di avere un primo approccio con il mondo del lavoro già durante gli studi, grazie alle partnership tra l’università e le realtà produttive locali.

Nelle recensioni Unicusano gli studenti si sono espressi positivamente sul tema degli sbocchi lavorativi. Tra l’altro, questo apprezzamento ha corroborato la spinta dell’università a perseverare nello sforzo di colmare il gap tra titoli di studio e mondo del lavoro.

Credits immagine: DepositPhoto.com/Syda_Production

Commenti disabilitati su Quali sono le opinioni su Unicusano? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Come diventare giudice per le indagini preliminari?

Studi giurisprudenza e vuoi capire come diventare giudice per le indagini preliminari? Questa figura è conosciuta soprattutto con la denominazione di G.I.P. e si occupa del controllo delle attività del P.M. Cosa significa? Il G.I.P. è previsto in una serie di situazioni specifiche regolamentate dalla legge.

Se vuoi saperne di più, leggi la nostra guida qui di seguito. Per capire quale professione intraprendere dopo il conseguimento della laurea in legge è bene approfondire le varie opzioni disponibili, dall’avvocato al magistrato, dal giudice tributario al notaio e così via. 

GIP chi è?

Prima di capire come diventare giudice per le indagini preliminari, devi fare chiarezza su ruolo e mansioni di questa figura. Il G.I.P. si occupa di procedimenti penali ed è una figura relativamente recente nell’ordinamento giuridico italiano. È stato introdotto, infatti, dal Codice Vassalli, l’attuale codice di procedura penale, per sostituire la precedente figura del giudice istruttore.

Il giudice per le indagini preliminari ha fatto dunque la sua comparsa nel 1989. Qual è il suo compito? Il G.I.P. esercita le sue funzioni durante la fase investigativa come garante per gli indagati e come controllore della correttezza dell’attività del pubblico ministero (P.M.).

Come avrai intuito da questa definizione, G.I.P. e G.U.P. non sono la stessa cosa. Il G.U.P., infatti, non interviene durante le indagini ma solo in sede di udienza preliminare. L’acronimo GUP, infatti, sta per giudice dell’udienza preliminare.

Di cosa si occupa il giudice per le indagini preliminari

Le indagini preliminari rappresentano la prima fase di un procedimento penale e sono costituite dalla raccolta delle prove da parte del pubblico ministero e della polizia giudiziaria. Durante il lavoro investigativo si instaura un dialogo con il G.I.P. affinché tutto proceda secondo la normativa.

Se alla fine delle indagini il P.M. giunge alla conclusione di non avere abbastanza elementi per sostenere l’accusa in giudizio, propone l’archiviazione della notizia di reato al G.I.P. Qualora il giudice per le indagini preliminari dovesse accogliere l’istanza del pubblico ministero, emette il decreto di archiviazione e restituisce il fascicolo alla procura per la sua conservazione.

Quando il G.I.P. non concorda, invece, può richiedere la prosecuzione delle indagini oppure la formulazione dell’imputazione con successiva indicazione di una data per l’udienza preliminare. Non solo, la vittima di reato può rivolgersi al G.I.P. in caso di archiviazione ritenuta ingiusta. Sarà poi il giudice per le indagini preliminari ad accogliere o a rigettare la richiesta di opposizione all’archiviazione.

Nel caso in cui le indagini preliminari abbiano consentito la raccolta di prove sufficienti, invece, il P.M. formula l’imputazione di reato e l’indagato acquisisce lo status di imputato.

In sintesi, il G.I.P. svolge le seguenti mansioni:

  • controllo dello svolgimento delle indagini quando il P.M. chiede la proroga del termine
  • controllo dell’esercizio dell’azione penale del P.M. Questa funzione viene svolta nel momento in cui il P.M. chiede l’archiviazione di un procedimento oppure emette un decreto di giudizio immediato
  • esercizio di una funzione di garante dei diritti dell’indagato quando il P.M. chiede l’applicazione delle misure cautelari, l’esecuzione di sequestri o l’avvio delle intercettazioni telefoniche
  • esercizio di una funzione di giudizio in caso di riti speciali di patteggiamento o di riti abbreviati

Come diventare giudice per le indagini preliminare: tutti i passi

Per esercitare la funzione di G.I.P. devi prima diventare magistrato. Non solo, devi anche aver ricoperto il ruolo di giudice di dibattimento per almeno due anni.

Ma andiamo per gradi. Qui di seguito, trovi l’elenco di tutti i requisiti necessari per accedere al concorso in magistratura:

  • laurea in giurisprudenza + tirocinio presso uffici giudiziari oppure presso l’Avvocatura dello Stato per un periodo pari a 18 mesi
  • laurea in giurisprudenza +diploma presso una scuola di specializzazione per le professioni legali
  • laurea in giurisprudenza +dottorato in materie giuridiche
  • laurea in giurisprudenza +docenza universitaria in materie giuridiche
  • laurea in giurisprudenza +abilitazione all’avvocatura

Oltre ai requisiti elencati, l’ammissione al concorso prevede il possesso della cittadinanza italiana, del pieno godimento dei diritti civili e dello status di incensurato. Non bisogna neppure aver già sostenuto il concorso per tre volte. Cosa significa? Se hai tentato il concorso già tre volte e non sei mai riuscito a superarlo, non puoi tentare per una quarta volta.

Il concorso per entrare in magistratura

Il concorso prevede una prova scritta e una prova orale. Lo scritto, per esempio, consiste nello svolgimento di tre temi che vertono su argomenti di diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo.

La prova orale, invece, si basa sugli argomenti qui sotto:

  • diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano
  • procedura civile
  • diritto penale e procedura penale
  • diritto amministrativo, costituzionale e tributario
  • diritto commerciale e fallimentare
  • diritto del lavoro e della previdenza sociale
  • diritto comunitario
  • diritto internazionale pubblico e privato
  • elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario

È previsto anche un colloquio su una lingua straniera. Potrai scegliere tra inglese, spagnolo, francese e tedesco. Se riesci a superare il concorso, ottieni la nomina a magistrato ordinario e svolgi un tirocinio di 18 mesi. Durante il periodo di tirocinio dovrai frequentare dei corsi di approfondimento teorico-pratici, che si svolgono presso la Scuola superiore della magistratura (SMM) di Roma. Oltre ai corsi, sarai impegnato anche in sessioni di pratica presso gli uffici giudiziari.

Nomina a G.I.P.

Dopo aver svolto il tirocinio di 18 mesi come magistrato ordinario, i vincitori del concorso ricevono l’assegnazione della sede di lavoro. Il novello magistrato, però, non svolge le sue mansioni da solo. Nel corso del primo anno di esercizio in un tribunale ordinario può contare sul costante affiancamento di un magistrato collaboratore.

Un magistrato di prima nomina, dunque, non può svolgere la funzione di G.I.P. per i primi quattro anni di attività. Dopodiché, ha la possibilità di assumere il ruolo di giudice per le indagini preliminari. Questo significa che entra a far parte della sezione G.I.P e G.U.P. Si tratta di una sezione autonoma istituita all’interno di tutti i tribunali. Soltanto nei tribunali di piccole dimensioni viene meno l’obbligatorietà di un ufficio a sé stante per queste particolari figure. Per legge, inoltre, le sezioni G.I.P e G.U.P. non possono essere costituite da un numero di giudici inferiore a cinque.

Come prepararsi per il concorso in magistratura

Ormai avrai capito che lo step fondamentale per intraprendere la carriera di G.I.P. è superare il concorso in magistratura. La nostra guida “come diventare giudice per le indagini preliminari” non poteva concludersi senza qualche consiglio per la preparazione al concorso.

Non puoi pensare di studiare in poco tempo. Questo concorso è complesso e prevede almeno un paio di anni di studio. Se hai la possibilità di frequentare una scuola preparatoria, avrai sicuramente maggiori chance di superare scritto e orale. In caso contrario cerca di suddividere bene il tempo a disposizione e di procedere per gradi:

  • studia una materia per volta utilizzando i tuoi manuali universitari o dei manuali specifici
  • dedica il 50% del tuo tempo al diritto civile e suddividi il restante 50% tra diritto penale e diritto amministrativo
  • esercitati a scrivere temi in modo da migliorare la tua capacità espositiva. Lo scritto, infatti, dovrebbe essere redatto con uno stile chiaro e scorrevole, evitando frasi involute e di difficile comprensione

Per quanto riguarda l’ultimo consiglio puoi usare le tracce dei concorsi precedenti. Nel sito del Ministero della Giustizia trovi i temi somministrati ai candidati negli ultimi 40 anni. Scrivere su tematiche già proposte nei concorsi passati è senza dubbio un ottimo esercizio. 

Credits immagine: DepositPhoto.com/AllaSerebrina

Commenti disabilitati su Come diventare giudice per le indagini preliminari? Studiare a L'Aquila

Leggi tutto

Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

I dati personali da Lei inseriti saranno comunicati dall'Università ai propri uffici per iniziative formative mediante l'invio di informative promozionali